AQVA
LA TEMPESTA DI MARE
La prodigiosa vibrazione del suono barocco tra le calli veneziane
ed il porto anseatico di Amburgo.

ENSEMBLE BAROCCO SANS SOUCI
Giuseppe NALIN : oboe barocco
Gianpaolo CAPUZZO: flauto dolce
Massimo FORESE : violino barocco
Paolo TOGNON: fagotto barocco
Pierluigi POLATO: Arciliuto
Lorenzo FEDER: clavicembalo
A. VIVALDI: Concerto in Fa magg. RV 98 (La tempesta di mare) per flauto, oboe, violino
(1678 - 1741) fagotto e continuo. Allegro, Largo, Presto
G. Ph. TELEMANN: Triosonata in fa maggiore TWV 42:F9 per flauto, oboe e continuo
(1681 - 1767) Allegro, Affettuoso, Presto
A. VIVALDI: Concerto in Sol magg. RV 101 per flauto, oboe, violino, fagotto e continuo
Allegro moderato, Largo, Allegro molto
G. Ph. TELEMANN: Dalla Suite in Do magg. "Wassermusik"
Sarabanda: "Die schlaffende Thetis", Bourée: "Die erwachende Thetis", Gigue:
„Ebbe un Fluth", Canario: „Die lustigen Bots Leute"
G. Ph. TELEMANN: Triosonata in Sol min. per violino, oboe e continuo
Mesto, Allegro, Andante, Vivace
A. VIVALDI: Concerto in Fa magg. RV 99 per flauto, oboe, violino, fagotto e continuo
Allegro, Largo, Allegro
G. Ph. TELEMANN: Quartetto in Fa maggiore per flauto, oboe, violino e continuo
Vivace, Grave, Allegro
L'acqua è l'elemento comune che percorre come filo conduttore, le pagine musicali cardine di questo programma, grazie al genio e l'inventiva di due sommi compositori della musica settecentesca: Antonio Vivaldi e Georg Philipp Telemann. Entrambe, vissero gran parte della loro esistenza in due località marinare, a stretto contatto con l'acqua: Vivaldi a Venezia, città che per antonomasia sorge e ha le sue fondamenta sull'acqua e Telemann ad Amburgo, la città anseatica bagnata dall'Elba, il cui porto era uno dei maggiori crocevia di scambio di popoli e culture, commerci e arte, oltre che di importanti navi mercantili e da guerra.
Entrambe gli autori dunque, furono certamente influenzati dall'acqua come elemento foriero di vicende umane ma soprattutto di eventi naturali. Ed è proprio a questo tipo di fenomeni che si ispirò il Prete Rosso quando scrisse il concerto in Fa Maggiore detto "La Tempesta di Mare". Si tratta di una chiara composizione con un titolo a programma, che descrive perfettamente un evento al quale il compositore avrà senz'altro avuto modo di assistere più di qualche volta; al suo ascolto si resta immediatamente folgorati dalla improvvisa scarica di scalette ascendenti del furioso allegro iniziale compiute assieme da tutti gli strumenti, come in una sorta di ondata devastante, che trova però, una parziale tranquillità nell'adagio centrale, non privo però di quella tensione che prepara il presto finale, in cui il flauto dolce emerge nella fase conclusiva con delle volatine che ricordano i flutti spumeggianti che si frangono sulla costa.
È interessante notare che la descrizione dell'acqua e della furia degli elementi in generale, è assai ricorrente nella musica dell'epoca barocca. L'acqua soprattutto, si presta molto bene ad una descrizione musicale di questo tipo, molto probabilmente perché permette egualmente di esprimere gli "affetti" e le emozioni così care ai compositori di questa epoca.
Telemann ce ne fornisce un altro ottimo esempio con la sua "Wassermusik", - che qui presentiamo con alcuni estratti - con l'utilizzo dei contrasti lento/vivo, minore/maggiore, articolazioni corte/lunghe e con frasi certamente retoriche ma di grande effetto. La "Wassermusik" fu scritta per celebrare il centenario dell' istituzione dell'Ammiragliato della città di Amburgo" nel 1723, su commissione del consiglio dell'Ammiragliato stesso, che dirigeva l'organizzazione militare e la difesa della navigazione nel porto amburghese e il controllo della segnaletica marinara sull'Elba. I movimenti di danza che vengono eseguiti, sono tutti tratti da stilemi alla francese e si ispirano a scene mitologiche. Thétis, dea del mare e madre di Achille, è rappresentata da una "Sarabanda" e da una Bourée: dormiente nella prima "Die shlaffende Thétis", essa si risveglia nella seconda "Die erwachende Thétis". La "Gigue" e il "Canario", ci descrivono invece la vita portuale di Amburgo, con i suoi flussi e riflussi (Ebbe und Flut) - importanti non solo per il porto, ma ugualmente per assicurare la salubrità dei canali della città - e i suoi gioiosi marinai "Die lustigen Boots-leute".
Gli altri brani in programma sono altrettante perle che fanno parte dell'immenso repertorio di questi due immortali compositori, i termini Concerto, Triosonata, Suite, sono tutte denominazioni precisamente riferite a corrispondenti forme musicali del Barocco maturo che si articolano secondo strutture apparentemente ben definite, ma mai scontate, poiché costruite secondo una poetica del "meravigliare".
Musica scritta per strumenti che andavano proprio allora imponendosi a Venenzia quali l'oboe e il fagotto, grazie soprattutto ad esecutori tedeschi o francesi, o redatta per strumenti giunti al tramonto come il flauto dolce, che verrà pian piano sostituito dal traversiere dopo la prima metà del '700 e musica per strumenti che rimarranno stabili quali il violino, del quale Vivaldi fu uno dei massimi esecutori dell'epoca.
Occorre sottolineare inoltre la profonda conoscenza che Vivaldi e Telemann ebbero degli strumenti che costituiscono l'organico di questi brani. Ciò scaturisce dalla confidenza maturata nel corso di una lunga frequentazione di entrambe i compositori con un ampio ventaglio strumentale, da cui vengono tratte le differenti peculiarità ed evidenziate le molteplici "personalità" timbriche, dinamiche e tecniche, senza sottrarsi al fascino dell'evocazione (tramite andamenti stilizzati) di atmosfere popolari e non. Tutto ciò è una chiara testimonianza dell'attenzione con cui i due geni affrontavano questo tipo di repertorio, destinato ad essere eseguito da periti strumentisti, come quelli che frequentavano l'Ospedale della Pietà a Venezia o il "Collegium Musicum" di Amburgo. Quei timbri che allora risuonavano per le calli veneziane e si intrufolavano nei canali fino al porto di Amburgo, oggi riprendono nuovamente vita con questo concerto, grazie anche all'impiego di strumenti dell'epoca, suonati dai componenti del Sans Souci, con un approccio storicamente informato allo stile e alla prassi di quel periodo.