Raffinate porcellane musicali di fine Settecento
Il quartetto con oboe e archi

Ensemble SANS SOUCI
Con strumenti d'epoca
Giuseppe NALIN: oboe
Marcello DEFANT : violino
Monica CUNEO: viola
Giordano PEGORARO: violoncello
L. MASSONEAU: Quartetto in Fa maggiore per oboe e archi
(1766 - 1848) Allegro moderato, Adagio, Andante con variazioni
F. KRAMMAR KROMMER: Quartetto N. 1 in Do maggiore per oboe e archi
(1759 - 1831) Allegro, Adagio, Rondo
J. VANHAL: Quartetto op. N. 5 per oboe e archi
(1739 - 1813) Allegro, Largo, Menuetto - Trio, Presto
C. STAMITZ: Quartetto Op. 8 N.4 in Mi bem. per oboe e archi
(1745 - 1801) Allegro, Andante, Rondo
J. VANHAL: Quartetto op. N. 4 per oboe e archi
(1739 - 1813) Allegro, Aria cantabile, Menuetto - Trio, Variatione Moderato
F. KRAMMAR KROMMER: Quartetto N. 2 in Fa maggiore per oboe e archi
(1759 - 1831) Allegro, Menuetto - Trio, Rondo
In una certa maniera, il quartetto per oboe, simbolizza l'evoluzione di questo strumento durante il corso del Diciottesimo secolo. Fino verso la metà del Settecento, le sonate erano state la principale forma di musica da camera in cui l'oboe aveva un ruolo da solista. Quando il gusto e lo stile musicale cambiarono tra il 1750 e il 1770 circa, questa nuova forma del quartetto, rimpiazzò pressoché totalmente la sonata.
Il cambiamento si differenzia soprattutto nelle parti affidate al violoncello, che non copre più il ruolo di basso continuo come raddoppio del clavicembalo, bensì acquisisce una sua parte propria a volta con contorni solistici.
Delle nuove esigenze musicali avevano egualmente influito sull'evoluzione dell'oboe. Nel 1770, il diapason standard si era attestato sul La a 435 Htz pressoché in tutta Europa e la stesura delle parti di oboe aveva considerevolmente guadagnato nella tessitura acuta.
I compositori qui presentati, sono tutti di area tedesco - boema, dato che in quest'ambito geografico, si era notevolmente sviluppata da almeno mezzo secolo, la tecnica degli strumenti a fiato ed in particolare dell'oboe, mentre l'Italia contava pochi ma notevoli virtuosi (Besozzi, Sammartini, Ferlendis) rispetto ad una scuola di violino di altissima levatura.
