ECHI D'AMORE

Deliri amorosi del cuore turbato nella cantata italiana del '700

 

 

Baroque Ensemble SANS-SOUCI

Laura FABRIS: soprano

Giuseppe NALIN: oboe

Paolo TOGNON : fagotto

Giordano PEGORARO: violoncello

Lorenzo FEDER: clavicembalo

 

Francesco MANCINI:          Cantata "Quanto è dolce quell'ardore"

(1672-1737) for soprano, oboe & b.c.

 

Giovanni B. PLATTI:          Sonata in Do minore

(1697 -1763)                    for oboe, bassoon obbligato & b.c.

 

Giuseppe ALDROVANDINI:     Cantata "Son ferito d'un labro di ciglio"

(1672 - 1707)                    for soprano, oboe & b.c.

 

LIGNANI:                    Cantata "Chi sa dov'è la speranza"

(the first half of the XVIII sec.)     for soprano, oboe & b.c.

 

G. B. PLATTI:               Sonata in Sol maggiore

(1697 -1763)                    for oboe, bassoon obbligato & b.c.

 

Agostino STEFFANI:           Cantata "Spezza Amor"

((1654 - 1728)                for soprano, oboe obbligato bassoon & b.c.

  

"Echi d' amore". Perchè questo soave e poetico titolo? Le cantate profane, qui eseguite, hanno una loro particolare qualità che le distingue e le diversifica nel rilevante e cospicuo corpus sei- settecentesco. La voce non è accompagnata dagli archi e naturalmente dal basso continuo, come è consuetudine, ma intervengono strumenti concertanti come l'oboe e il fagotto e, poiché in queste esecuzioni, l'oboe ricorre maggiormente con il suo timbro dolcissimo e suadente, migliore ed amoroso dialogo non poteva essere proposto.

Il genere della cantata profana non gode oggi, della diffusione del melodramma, ma ne ha la stessa matrice, "Il recitar cantando", che permea e sigla tutte le forme vocali del primo e medio barocco e che continuerà a convivere felicemente con il suo naturale superamento, ovvero l'aria. La cantata profana vive e prospera per circa cento anni, dalla metà del' 600 in poi, ma la sua genesi si può intravvedere nel Lamento di Arianna di Monteverdi, nelle Nuove musiche di Caccini del 1601 o nelle Varie Musiche di Peri del 1609, dove il recitar cantando si arricchisce di precetti virtuosistici e di lirica e fantasiosa cantabili!à, preludendo a quello che sarà il nucleo della cantata profana, il recitativo e l'aria, che come tutti sanno, hanno una valenza rispettivamente discorsiva e affettiva.

Nata in ambito veneziano nei primi decenni del .600 con A. Grandi e P. Berti, con il termine "Cantada", diventerà una rilevante forma d'arte a Roma, Bologna (Aldrovandini), Napoli (Mancini) e poi ancora Venezia (Steffani). Espressione di una società colta ed aristocratica, che ospita ed esalta raffinatissimi esecutori, la cantata si nutre di umori poetici  amorosi, topos di tutte le società esclusive dai trovatori ai madrigalisti,con una intensificazione qui della componente pastorale ,

A Roma avviene la grande concentrazione di cantate nel corso del '600, tanto da divenirne un epicentro o una scuola, e augusto supporto culturale e finanziario sono le grandi famiglie, quali i Barberini, i Colonna e la regina Cristina di Svezia, per non dimenticare l'apporto significante dell'Arcadia. Le prime cantate romane possono essere brevi e di proporzioni ridotte, consistenti di un'aria e recitativo ed in seguito saranno molto estese e articolate in più sezioni, tanto da essere quasi rappresentative. I compositori bolognesi si considerano allievi dei maestri romani ed anch'essi hanno come fruitori gli aristocratici dell'Accademia Filarmonica di Bologna.